{"id":18,"date":"2007-02-27T14:59:24","date_gmt":"2007-02-27T13:59:24","guid":{"rendered":"http:\/\/prue.noblogs.autistici.org\/post\/2007\/02\/27\/farla-finita-con-l-idea-di-natura\/"},"modified":"2007-02-27T14:59:24","modified_gmt":"2007-02-27T13:59:24","slug":"farla-finita-con-l-idea-di-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/prue.noblogs.org\/?p=18","title":{"rendered":"Farla finita con l&#8217;idea di Natura"},"content":{"rendered":"<p>L&#039;ho ritrovato in rete mi sembra una riflessione molto interessante&#8230;<\/p>\n<p>da: <a href=\"http:\/\/www.liberazioni.org\/liberazioni\/articoli\/BonnardelY-03.htm\" target=\"_blank\">www.liberazioni.org<\/a><\/p>\n<p>Un po&#039; lunghetto \ud83d\ude42 <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><font size=\"2\">Farla finita con l&#039;idea di Natura, riallacciarsi all&#039;etica e alla politica<\/font>&nbsp;<\/strong> <\/p>\n<p><span class=\"Art-autore\">di Yves \t  Bonnardel<\/span> <\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Ci&ograve; che &egrave; naturale &egrave; buono, si ripete [<a href=\"#nota1\">1<\/a>]. La Natura &egrave; un ordine armonioso, in cui ogni cosa &egrave; al suo posto, che non bisogna alterare. Essa ispira un sentimento religioso di rispetto, nel senso di adorazione e timore (quasi di sottomissione di fronte a ci&ograve; che ci appare potente e terribile).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify\">Tuttavia, se la natura designa tutto ci&ograve; che esiste, niente pu&ograve; essere contro natura. Se invece per natura si intende una parte di ci&ograve; che esiste, allora ha senso parlare di &ldquo;contro-natura&rdquo; solo se si suppone non solo che la natura esista, ma anche che racchiuda una finalit&agrave;. Ma una tale ipotesi non ha alcun fondamento. La scienza, in ogni caso, dopo Darwin, &egrave; muta su questo punto[<a href=\"#nota2\"><span>2<\/span><span><\/span><\/a>]. Il solo punto di appoggio che giustifichi l&#039;esistenza di una tale finalit&agrave; resta la fede (semplice fede nell&#039;ordine naturale o fede religiosa). Inoltre la mera esistenza di un&#039;entit&agrave; finalistica quale la &ldquo;Natura&rdquo; non costituirebbe di per s&eacute; un criterio etico : dall&#039;esistenza della Natura (o di Dio) non deriva automaticamente il dovere di sottomettersi alla sua volont&agrave;.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Di per s&eacute;, favorire un sentimento di &ldquo;rispetto&rdquo; verso ci&ograve; che ci appare potente e di sottomissione a un ordine (per quanto travestito da &ldquo;volont&agrave; di armonia&rdquo;) non sembra di buon auspicio&#8230; Tuttavia l&#039;idea di natura resta onnipresente nel discorso normativo. Di fatto l&#039;atteggiamento &egrave; pi&ugrave; ambiguo: a volte si denuncia con indignazione ci&ograve; che viene considerato contro natura, a volte si celebra le conquiste che hanno permesso all&#039;umanit&agrave; di sottrarsi ai rigori della sua condizione primitiva. Nessuno desidera veramente rifarsi del tutto alla natura, ma d&#039;altra parte nessuno rinuncia volentieri all&#039;idea che la natura ci debba essere di esempio o di modello. Le considerazioni su cosa sia contro natura<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>e cosa sia naturale (inteso come sinonimo di normale, sano, buono&hellip;) finiscono troppo spesso per mandare in corto circuito la riflessione su ci&ograve; che sarabbe giusto o sbagliato fare, su cosa sia desiderabile e perch&eacute; e in funzione di quali criteri. L&#039;idea di natura &ldquo;inquina&rdquo; il dibattito morale e politico&hellip;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong>Il rispetto dell&#039;ordine naturale<\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">La categoria &ldquo;naturale&rdquo; viene strettamente associata ad un giudizio di valore. La pubblicit&agrave; usa il termine &ldquo;natura&rdquo; per designare ed evocare una qualsiasi nozione che abbia connotazione positiva : campagna, salute, tradizione, eternit&agrave;, forza, autenticit&agrave;, saggezza, semplicit&agrave;, pace, chiarezza, abbondanza&hellip;Il sentimento della natura aggiunge un &ldquo;supplemento d&#039;anima&rdquo; prezioso nel mondo delle merci, partecipa del &ldquo;reincanto del mondo&rdquo; del capitalismo: che cosa non &egrave; naturale, al momento della vendita?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">L&#039;ideologia del &ldquo;rispetto della natura&rdquo; guadagna sempre pi&ugrave; terreno su quella della vittoria sulla natura, bench&eacute; l&#039;una sia lo specchio dell&#039;altra. Mentre gli &ldquo;avanzamenti&rdquo; della scienza e della tecnica sono solitamente salutati come tappe nella Lunga Marcia del Progresso,<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>nello stesso tempo si ripetono appelli allarmisti sui rischi che comporta giocare agli &ldquo;apprendisti stregoni&rdquo;. In entrambi i casi si fa ricorso a dei miti (il Progresso contro &ldquo;l&#039;Uomo Demiurgo&rdquo;) piuttosto che alla riflessione sul carattere positivo o negativo delle conseguenze che ricadranno sull&#039;insieme degli esseri interessati. Il dosaggio dei due atteggiamenti sembra del tutto arbitrario: attualmente la genetica e le biotecnologie sono le prime vittime del riflesso &ldquo;pro-natura&rdquo;, soprattutto quando vanno a toccare la riproduzione umana. Altre innovazioni della medicina sono annoverate, senza particolari emozioni, dal lato del progresso. Il fatto che una tale distinzione sia dovuta, almeno in parte, ad una riflessione sulle possibili conseguenze delle une e delle altre &egrave; sufficiente a spiegare il fatto che, laddove l&#039;assistenza data ad una coppia per far nascer un bambino tramite fecondazione in vitro pone, secondo una formula consacrata, dei &ldquo;gravi problemi etici&rdquo;, mentre il cercare d&#039;altra parte di risolvere problemi di sterilit&agrave; prima del concepimento non ne solleva affatto? Tutto si svolge come se qualcuno avesse decretato il carattere sacro di alcune situazioni: la natura ha previsto una precisa procedura per la riproduzione e il non rispettarla esporrebbe a delle sanzioni terribili.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Simili reazioni si manifestano episodicamente nei domini pi&ugrave; diversi: improvvisamente il terrore ispirato da qualche nuova minaccia rinnova l&#039;idea che la Natura comanda e punisce. Cos&igrave; la preoccupazione suscitata dalla trasmissibilit&agrave; all&#039;uomo dell&#039;encefalopatia spongiforme bovina ha portato a dire che il male sta nel fatto che ci si &egrave; permessi di alimentare degli animali naturalmente erbivori con farine di origine animale<a href=\"#nota3\">[3].<\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">In tal modo assistiamo oggi al risorgere di un pensiero religioso, laicizzato grazie alla sostituzione della parola Dio con quella di Natura. Lo si scorge ad esempio in quei discorsi che promuovono il rispetto degli equilibri naturali al rango di valore in s&eacute;. Nel suo significato primario, equilibrio &egrave; un termine puramente descrittivo. Designa uno stato di immobilit&agrave; o di stabilit&agrave; nel tempo: le relazioni fra gli elementi di un ecosistema sono tali che esso conserva la sua struttura, sia perch&eacute; gli esseri che lo costituiscono non variano, sia perch&eacute; si rinnovano sempre identici[<a href=\"#nota4\">4<\/a>]. Tuttavia nel linguaggio corrente la parola equilibrio designa qualcosa di pi&ugrave; di questo stato particolare (di riposo contrapposto al movimento), per acquisire il senso di uno stato ideale. L&#039;equilibrio degli ecosistemi si muta in &ldquo;ordine della natura&rdquo; ovvero &ldquo;armonia naturale&rdquo;. La nozione di ordine evoca un sistema in cui ogni essere o categoria di esseri si trova nel posto giusto. Quella di armonia fa pensare ad uno stato di unit&agrave; o di intesa in cui ogni parte si accorda alle altre nel modo migliore per contribuire alla bellezza dell&#039;insieme[<a href=\"#nota5\">5<\/a>]. Tali termini suggeriscono un&#039; immagine della Natura come regolatrice del mondo per il bene delle sue creature, e parallelamente indicano il pericolo che deriverebbe dallo scombinarne la perfezione.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Dato che le credenze si lasciano difficilmente formalizzare, &egrave; forse meglio in questo caso parlare, pi&ugrave; che di religione, di mistica della natura. Essa &egrave; onnipresente, diffusa nella vita sociale: rumore di fondo delle nostre esistenze, &egrave; raramente formulata in sistema esplicito. Quando ci&ograve; avviene, &egrave; la voce di una religiosit&agrave; che si distingue dalle religioni tradizionali per il fatto di essere perfettamente in linea con la societ&agrave; moderna : religiosit&agrave; individuale ma comune, comune ma non collettiva. Una mistica diffusa, elaborata da individui atomizzati, che la celebrano di solito solo individualmente, nel segreto del loro spirito &ndash; in tutta laicit&agrave;.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Una tale mistica gode di ottima salute: gran parte della gente classifica le attivit&agrave; ed i risultati umani in &ldquo;naturali&rdquo; (ovvero buoni, originali, autentici&hellip;) ed artificiali (degenerati, snaturati, cattivi..). Se alcuni si riuniscono nelle associazioni per la &ldquo;Protezione della Natura&rdquo; o nei negozi &ldquo;biologici&rdquo; (scomunicando le medicine, le pillole, la chimica ed il cemento&hellip;), i credenti non praticanti sono ben pi&ugrave; numerosi. Molti avvertono l&#039;attuale crisi ecologica in termini naturalisti: la nostra specie, come gruppo biologico, sarebbe di per se stessa un problema, l&#039;umanit&agrave; porterebbe in s&eacute; la maledizione essenziale di &ldquo;distruggere la natura&rdquo;. Un tale modo di affrontare problemi molto reali elude la questione dei rapporti sociali (&egrave; proprio a questo fine che viene invocata la natura) e impedisce di cercare delle soluzioni concrete, politiche: evidentemente infatti non tutti gli esseri umani e le attivit&agrave; sociali incidono con la stessa distruttivit&agrave; sul nostro ambiente e sulle nostre vite&hellip;Quanto alla credenza che i popoli &ldquo;originari&rdquo;, considerati &ldquo;vicini alla natura&rdquo; ( perch&eacute; non dire semplicemente, come ai bei tempi del colonialismo &ldquo;popoli primitivi&rdquo; ovvero &ldquo;naturali&rdquo;?) potrebbero esserci d&#039;aiuto consegnandoci una sorta di &ldquo;saggezza originaria&rdquo;&hellip; Non sarebbe pi&ugrave; utile riparlare di rapporti sociali di sfruttamento, capitalisti, patriarcali etc.?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Per parte nostra, non troviamo nella natura (nella realt&agrave;) n&eacute; armonia, n&eacute; modelli da seguire, n&eacute; una fonte di castighi e ricompense: si potrebbero elencare i &ldquo;suoi&rdquo; misfatti verso gli uomini e gli altri animali. Si potrebbero anche elencare i tentativi di giustificare i suoi danni con i vantaggi che ne risulterebbero, tentativi che si possono attribuire allo sforzo disperato dei teologi di dimostrare che la Creazione &egrave; sempre buona poich&eacute; &egrave; opera di Dio. In effetti, noi non crediamo che esista qualcosa come la Natura, che il mondo sia ordinato, equilibrato, armonioso, che le cose abbiano un loro posto naturale, e tanto meno che esista una natura delle cose. La nozione di &ldquo;realt&agrave;&rdquo; non &egrave; sufficiente, essa &egrave; descrittiva, non prescrittiva come lo &egrave; quella di &ldquo;natura&rdquo;. Si possono immaginare delle azioni &ldquo;contro-natura&rdquo;; ma delle azioni &ldquo;contro-realt&agrave;&rdquo;? Non si pu&ograve; violare o trasgredire la realt&agrave;: quando ci saremo sbarazzati del timore religioso, saremo liberi di riflettere su ci&ograve; che sia bene o male fare.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong>Natura ed etica : il salto da &ldquo;ci&ograve; che &egrave;&rdquo; a &ldquo;ci&ograve; che deve essere&rdquo;<\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Si immagina volentieri che le cose abbiano un&#039;essenza la quale fa s&igrave; che esse siano ci&ograve; che sono e non altre, che abbiano determinate propriet&agrave; ad esclusione di altre; che esse abbiano una propria&ldquo;natura&rdquo; che ne organizza le caratteristiche, l&#039;accrescimento, il compimento, e che garantisce che esse resteranno al posto che &egrave; stato loro assegnato nell&#039;&rdquo;ordine della natura&rdquo; e vi svolgeranno il loro ruolo; &ldquo;Madre natura&rdquo; &egrave; cos&igrave; ritenuta dare ad ogni elemento detto naturale la sua natura. Si associa una finalit&agrave; a tale supposta &ldquo;natura&rdquo; delle cose: gli esseri che condividono &ldquo;una stessa natura&rdquo; sono fatti per qualcosa, sono destinati a comportarsi in una determinata maniera. &Egrave; solo compiendo ci&ograve; per cui sono fatte che realizzeranno la loro vera natura. Cos&igrave; si ritiene che un gatto realizzi la sua natura di felino, o di carnivoro: se non si comporta in modo conforme a tale natura, sar&agrave; percepito come &ldquo;degenerato&rdquo;&hellip;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Le essenze sono essenziali, non si toccano. Pertanto<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>non bisogna mischiare cose dichiarate essenzialmente (per natura) differenti. Lo stesso riflesso fa odiare il meticciato. La natura delle cose non deve essere &ldquo;alterata&rdquo; altrimenti l&#039;ordine che essa garantisce si dissolverebbe in caos. Un tale immaginario mitologico condanna le biotecnologie in quanto creatrici di chimere, poich&eacute; confondono le fantasmatiche frontiere naturali fra le specie o, nel caso della clonazione umana, poich&eacute; sono ritenute un atto di profanazione verso una sacrosanta unicit&agrave;[<a href=\"#nota6\">6<\/a>]. Anche qui tuttavia, la questione non &egrave; sapere se le conseguenze delle nostre attivit&agrave; siano naturali o artificiali, se esse &ldquo;violino le leggi di natura&rdquo;<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>(se &ldquo;trasgrediscano una frontiera naturale&rdquo; &ndash; quale si ritiene che sia quella fra le specie), ma valutare se sono o meno nocive, se sono pericolose, e per chi. Porre il problema nei termini di una scienza-cattiva-artificiale-industriale-moderna che si contrapporrebbe ad una saggezza-buona-naturale-artigianale-tradizionale, impedisce (o evita) di ragionare in funzione di criteri razionali. In particolare, per quanto riguarda le nuove tecnologie, ci&ograve; porta spesso a distogliere l&#039;attenzione dal problema politico fondamentale : che non sono i popoli a decidere del loro futuro (e si potrebbe aggiungere oggi del futuro del pianeta) n&eacute; dei mezzi che devono essere impiegati. Una critica simile pu&ograve; essere rivolta al movimento in favore dell&#039; agricoltura &ldquo;biologica&rdquo; il quale, in ultima analisi e nonostante le buone intenzioni, pone l&#039;accento, nella sua ricezione<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>pubblica, pi&ugrave; sul credo secondo cui &ldquo;ci&ograve; che &egrave; naturale &egrave; buono&rdquo;, che sulle questioni etiche e politiche relative alla propriet&agrave; dei mezzi di produzione e di distribuzione, sulla decrescente sostenibilit&agrave;<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>ecologica o sulla distribuzione delle ricchezze.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Assegnando agli esseri una natura, si attribuisce loro sia un diritto che una finalit&agrave; o un dover-essere. Secondo il pi&ugrave; totale arbitrio. Per esempio il fatto che le donne possano avere bambini ha spesso condotto all&#039;idea che esse debbano avere bambini, cio&egrave; che la loro vera natura si realizzi solo nella maternit&agrave;. Il fatto che gli organi sessuali maschili e femminili permettano la procreazione &egrave; stato interpretato come un comandamento della natura (o di Dio) il quale esigerebbe che essi servano solo a questo[<a href=\"#nota7\">7<\/a>]. Di contro, il fatto che la bocca sia il punto di ingresso per l&#039;ingestione di alimenti ha raramente portato i<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>moralisti a disapprovare quelli che se ne servono per suonare il clarinetto. La natura &egrave; la norma.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Generalmente ci&ograve; che viene percepito come naturale &egrave; in realt&agrave; ci&ograve; che &egrave; abituale o ci&ograve; che &egrave; permesso in una data societ&agrave; &ndash; in particolare tra coloro che vi occupano una posizione dominante: dal momento in cui non &egrave; pi&ugrave; per diritto divino, &egrave; per necessit&agrave; di natura che gli adulti hanno il dovere di gestire la vita dei bambini, gli uomini quello di dirigere la vita delle donne, i Bianchi di &ldquo;civilizzare&rdquo; i Neri o le altre &ldquo;razze&rdquo;, gli umani di regnare sulle altre &ldquo;specie&rdquo; ecc. I dominati sono tali per natura, cos&igrave; come i dominanti[<a href=\"#nota8\">8<\/a>]. Il discorso &egrave; brutale ma efficace. Di nuovo, l&#039;appello alla Natura permette di risparmiarsi una discussione argomentata sui nostri valori e sulle scelte che si ritiene ne derivino. Non c&#039;&egrave; pi&ugrave; spazio di discussione, tutto &egrave; deciso.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong>Natura e discriminazioni intra-umane<\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Consideriamo per esempio la nozione di razza; il problema non sta nel fatto che ci si sia sbizzarriti a distinguere delle variet&agrave; umane (quelli che hanno la pelle nera, quelli che hanno la pelle bianca, gli occhi pi&ugrave; o meno a mandorla, i biondi ed i bruni&hellip;), ma nel fatto che si sono &ldquo;naturalizzate&rdquo; alcune delle classificazioni cos&igrave; operate (quelle che offrivano un interesse politico): la &ldquo;pelle nera&rdquo; &egrave; diventata il segno dell&#039;appartenenza ad una razza, facendo di quest&#039;ultima una natura. Avere la pelle nera cessa da questo momento di essere una caratteristica, una propriet&agrave; individuale tra le altre, per assumere il significato di un&#039; essenza, di una appartenenza ad una categoria globalizzante:<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>l&#039;individuo appartiene ad una classe, che per intero lo determina; egli ne diventa un rappresentante. Non ha la pelle nera, &egrave; Nero. Svanita ogni individualit&agrave;, egli diventa un esemplare che esprime prima di ogni altra cosa la categoria cui appartiene. Questo vale naturalmente soprattutto per i dominati: se i Neri sono essenzialmente Neri, i Bianchi sono s&igrave; dei Bianchi, ma non si riducono certo al colore della loro pelle.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Lo stesso vale per i sessi: io non ho pi&ugrave; questo o quel sesso, che costituisce una delle mie particolarit&agrave;, ma sono di un certo sesso. Si ritiene che il mio sesso sia determinante di tutto il mio essere. Tanto pi&ugrave; per le donne. Tota mulier in utero: la donna &egrave; definita interamente dal suo utero. I maschi, loro, restano pienamente umani, incarnano la specie, l&#039;universalit&agrave;, mentre le donne ne sono un aspetto specifico, una particolarit&agrave;, una differenza.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Anche i bambini sono solo bambini, le loro reazioni sono percepite solo come espressioni infantili, non come espressioni proprie di un individuo particolare; gli adulti, d&#039;altra parte, sono pienamente umani, individualizzati. Sono la norma&hellip;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Molti antirazzisti e antisessisti purtroppo non vogliono abbandonare l&#039;idea di natura ma cercano semplicemente di scalzare la pertinenza di categorie come il sesso e la razza, rendendo la loro definizione quanto pi&ugrave; possibile sfumata. Una tale tattica &egrave; particolarmente evidente nel caso del razzismo laddove si riassume nella formula secondo cui &ldquo; le razze non esistono, non c&#039;&egrave; che un&#039;unica razza umana&rdquo;. Per quanto riguarda il sessismo, l&#039;affermazione equivalente: &ldquo;i sessi non esistono&rdquo;, &egrave; troppo drastica, ed &egrave; di solito sostituita da quella per cui &ldquo;c&#039;&egrave; in tutti noi una parte maschile ed una parte femminile&rdquo;. Queste argomentazioni hanno in comune il fatto che possono essere sostenute senza che si mettano in questione due caratteristiche fondamentali dell&#039;approccio &ldquo;naturalista&rdquo;: la trasformazione degli individui in entit&agrave; portatrici dell&#039;essenza della categoria cui appartengono, e la fondazione dello statuto etico dei membri di un gruppo sui tratti naturali che si ritiene corrispondano loro. L&#039;opinione oggi dominante non vuole rinunciare a cercare la sua giustificazione nelle intenzioni della natura, n&eacute; contestare la pertinenza morale dei limiti &ldquo;naturali&rdquo;.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong>Natura e specismo<\/strong>[<a href=\"#nota9\">9<\/a>]<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Esiste un campo nel quale l&#039;opinione dominante non pu&ograve; essere spiegata altrimenti che con l&#039;adesione a due postulati, anche se coloro che la sostengono raramente ne hanno consapevolezza. Si tratta della definizione di quegli esseri di cui dovremmo prenderci cura (i &ldquo;pazienti morali&rdquo;). Chi &egrave; che &ldquo;non bisogna uccidere&rdquo;, che &ldquo;non bisogna far soffrire&rdquo;, che &ldquo;non bisogna trattare come semplice mezzo per raggiungere i nostri fini&rdquo;? Generalmente la risposta &egrave;: gli esseri umani, mentre secondo logica la risposta dovrebbe essere: tutti quelli che sono sensibili a tali comportamenti. In pochi casi una &ldquo;differenza naturale&rdquo;, all&#039;occorrenza di specie[<a href=\"#nota10\">10<\/a>], &egrave; usata con cos&igrave; poche precauzioni per definire una frontiera morale. Per coloro che in tal modo sono stati esclusi, si ammette non solo che il loro bene si identifica con &ldquo;ci&ograve; che la natura ha previsto per loro&rdquo;, ma, all&#039;occasione, con ci&ograve; per cui ci sono utili: i gatti sono fatti per acchiappare i topi, le pecore per essere tosate e i polli per essere arrostiti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Vi sono<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>forse una o pi&ugrave; caratteristiche naturali che giustificano in modo evidente il fatto che non ci si preoccupi degli interessi di esseri sensibili che non siano umani[<a href=\"#nota11\">11<\/a>]? Il fatto stesso di porre il problema &egrave;<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>di solito considerato sacrilego. Tuttavia, se si prendono in considerazione i membri concreti di una specie, si incontra una grande difficolt&agrave; a trovare un carattere che sia nel contempo esclusivamente umano e presente in tutti gli uomini. I tratti distintivi generalmente invocati non appartengono a tutti gli uomini. Essi caratterizzano il tipo-umano, una natura umana che ci si &egrave; dilettati a disegnare per le proprie esigenze (che corrisponde all&#039;essere umano adulto in buona salute mentale). La stessa definizione di &ldquo;umano&rdquo; resta del tutto indefinita. I feti sono umani? E che dire degli spermatozoi e degli ovuli? Che dire degli individui in coma profondo, che ci si sente obbligati a dichiarare &ldquo;clinicamente morti&rdquo; (mentre indubbiamente continuano a vivere) per sentirsi autorizzati a &ldquo;smembrarli&rdquo;? I criteri che definiscono l&#039;umano non corrispondono affatto ad una definizione scientifica, accettabile da tutti indipendentemente da presupposti filosofici o teologici. &Egrave; anche importante notare che le caratteristiche invocate per giustificare la discriminazione contro i non-umani (l&#039;intelligenza, la ragione, la libert&agrave;, il fatto di essere &ldquo;usciti dalla natura&rdquo;&hellip;) sono essi stessi indefiniti e soprattutto non hanno nessun rapporto con ci&ograve; che dovrebbero giustificare. Del resto non possiamo che rallegrarci del fatto che all&#039;occorrenza essi non vengano presi in considerazione quando si tratta dei numerosi esseri umani che non sono n&eacute; intelligenti, n&eacute; ragionevoli, n&eacute; liberi&hellip; Curiosamente, questi stessi argomenti sono accettati senza tergiversare quando si tratta di animali: in questo caso non ci facciamo scrupoli a trattarli in modo tale che ogni giorno in Francia decine di milioni di animali provino paura, angoscia, sofferenza, fastidio, rabbia. Le nostre pratiche provocano delle sensazioni &ndash; penose, dolorose o insostenibili &ndash; che mai ci augureremmo di dover sperimentare su se stessi. Se prendessimo sul serio queste contraddizioni, potremmo cambiare le nostre pratiche individuali e collettive e far subito cessare la gran parte di queste sofferenze.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Sono gi&agrave; pi&ugrave; di due secoli che Jeremy Bentham riassumeva in questi termini le obiezioni sollevate dall&#039;attitudine specista:<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>I Francesi hanno gi&agrave; scoperto che avere la pelle nera non &egrave; affatto una ragione per cui si possa abbandonare un essere umano ai capricci di un macellaio. Arriver&agrave; il giorno in cui si riconoscer&agrave; che il numero di zampe, la quantit&agrave; di peli sulla pelle o il modo con cui finisce l&#039;osso sacro sono delle ragioni del tutto insufficienti per abbandonare un essere sensibile alla stessa sorte? Cos&#039;altro dovrebbe tracciare una linea insuperabile? Forse la facolt&agrave; di ragionare o quella di conversare? Ma un cavallo o un cane adulti sono incomparabilmente pi&ugrave; razionali e anche pi&ugrave; loquaci di un bambino di un giorno, una settimana o anche di un mese. Ma, anche se non lo fossero, cosa cambierebbe? Il problema non &egrave;: possono ragionare? E nemmeno: possono parlare? Ma: possono soffrire? [<a href=\"#nota12\">12<\/a>]<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Il giorno di questa liberazione non &egrave; ancora arrivato, e oggi come allora la discriminazione di cui sono vittime gli animali resta tanto arbitraria quanto il razzismo e lo sfruttamento &ndash; onnipresente, massiccio, feroce &ndash; che ne deriva &egrave; per ci&ograve; stesso tanto ingiustificabile moralmente quanto lo era la schiavit&ugrave;. Essa &egrave; la base su cui &egrave; costruita la nostra civilt&agrave;. E forse se il naturalismo occupa tuttora un posto fondamentale nella nostra cultura, dipende in buona parte dal suo ruolo insostituibile nel giustificare lo specismo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">La nostra umanit&agrave; sembra in effetti acquistare tanto pi&ugrave; valore quanto pi&ugrave; disprezzo si rivolge agli animali. Essa si definisce pienamente nel contrasto con &ldquo;l&#039;animalit&agrave;&rdquo;, cio&egrave; con quei rappresentanti del tutto determinati da una Natura a cui essa si oppone punto per punto: gli esseri umani sono degli individui che possiedono un valore intrinseco, hanno una storia, sono razionali, coscienti e liberi; sono brillantemente usciti dallo &ldquo;stato di natura&rdquo;, mentre gli animali sono dei meccanismi funzionali all&#039;ordine (la Natura), esemplari della loro specie, totalmente diretti dai loro istinti [<a href=\"#nota13\">13<\/a>] e prigionieri della loro naturalit&agrave; senza speranza di redenzione. Abbiamo ritagliato nel mondo reale due regni che si definiscono per opposizione fra di loro: uno, regno della libert&agrave; e dell&#039;individualit&agrave;, con l&#039;esclusiva della dignit&agrave;, l&#039;altro, regno del determinismo e della funzionalit&agrave;, privo di valore suo proprio. Con ci&ograve; accettiamo una doppia morale, derivante dall&#039;essenzialismo cristiano: una morale di uguaglianza all&#039;interno del gruppo &ldquo;biologico&rdquo; costituito dalla specie umana, ed una morale profondamente elitaria e gerarchica verso gli individui delle altre specie. &Egrave; sulla base dell&#039;&rdquo;elemento&rdquo; gerarchico della nostra morale che sono state elaborate le discriminazioni razziste e sessiste: &egrave; sufficiente restringere il gruppo degli &ldquo;uguali&rdquo; naturalizzando quelle categorie che servono per escludere, per far passare alcuni &ldquo;dall&#039;altra parte della barriera&rdquo;. A riprova, se ce ne fosse bisogno, dell&#039;assoluta arbitrariet&agrave; (e della grave pericolosit&agrave;) di nozioni quali Umanit&agrave; e Natura, che nonostante ci&ograve; si suppongono<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>fondamentali per la nostra etica e di conseguenza per la nostra politica.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">In realt&agrave;, se bisogna stabilire delle differenze radicali nel reale, non bisogna cercarle nell&#039;opposizione fra naturale e umano, fra naturale e sociale, fra naturale e artificiale, fra innato e acquisito [<a href=\"#nota14\">14<\/a>] etc. Da un punto di vista sia scientifico , sia filosofico che etico, non &egrave; tanto pertinente la distinzione fra supposti &ldquo;esseri liberi&rdquo; ed &ldquo;esseri naturali&rdquo;, ma quella fra materia sensibile ed inanimata, fra cose reali che provano delle sensazioni, hanno dei desideri e di conseguenza agiscono in funzioni di obiettivi propri, e altre cose che non hanno sensazioni n&eacute; interessi, che non attribuiscono nessun valore agli avvenimenti e alcun fine alla loro esistenza. Fra esseri sensibili e cose insensibili, in breve, fra gli animali e i sassi o le piante. Ancor pi&ugrave; della presenza di una coscienza riflessiva, il &ldquo;semplice&rdquo; fatto che in determinati casi la materia sia capace di provare delle sensazioni &egrave; l&#039;enigma pi&ugrave; impressionante; la spiegazione di un tale mistero &egrave; la sfida che dovranno raccogliere le scienze nel corso di questo nuovo secolo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Sono le cose viventi sensibili che danno valore a ci&ograve; che esse vivono. I soli valori che abbiano esistenza oggettiva sono quelli che ciascun essere sensibile d&agrave; alla sua vita, ai suoi momenti vissuti e al mondo che lo circonda. In tal senso il mondo non &egrave; insensato o assurdo, ma ha un senso: o meglio, ne ha moltissimi! Dei sensi che non derivano da una totalit&agrave;, ma da ciascuno degli esseri che, separatamente e per il fatto di essere sensibili, danno un senso al loro mondo. Le uniche cose che abbiano valore per se stesse sono questi esseri sensibili: noi tutti, che sentiamo il mondo, sentiamo la nostra vita, il dolore ed il piacere, il desiderio e la repulsione, che conosciamo l&#039;intenzionalit&agrave;, la volont&agrave; e il rifiuto. Noi tutti: non soltanto gli esseri umani, ma tutti quegli esseri che siano dotati di sensibilit&agrave;.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">La sensibilit&agrave; &egrave; stata svalutata poich&eacute; esclude quei valori che sono cari all&#039;Umanesimo (la  Ragione, la  Libert&agrave;, ecc). Assistiamo tuttavia negli ultimi decenni ad un&#039;evoluzione verso una crescente considerazione della sofferenza e del piacere in quanto tali. &Egrave; noto che oggi le terapie del dolore sia per gli uomini che per gli animali da compagnia sono in pieno sviluppo, ad esempio i neonati non vengono pi&ugrave; operati senza anestesia[<a href=\"#nota15\">15<\/a>]. Parimenti, ci si comincia ad occupare del benessere degli animali da allevamento. Certo, siamo ben lontani dalla rivendicazione di uguale trattamento, ma &egrave; tuttavia importante che si ponga una nuova attenzione per gli affetti, le sensazioni, le emozioni, che si dia valore alla sensibilit&agrave; in quanto tale. Riteniamo trattarsi dell&#039;emergere di un movimento che ha le sue radici nei secoli precedenti, nei quali la sensibilit&agrave; e la sofferenza (quella propria e quella degli altri) hanno assunto progressivamente importanza. Un tale movimento di attenzione crescente alla nostra vita sensibile potrebbe essere chiamato &ldquo;sensibilista&rdquo;&hellip; Ma non cercatelo nei dizionari, ancora non vi figura.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong>Per finirla con l&#039;idea di natura e riallacciarsi all&#039;etica e alla politica<\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">La regola che impone di &ldquo;obbedire alla natura&rdquo; &egrave; priva di senso. &Egrave; al prezzo di varie confusioni (in particolare lo slittamento arbitrario fra due significati del tutto diversi del termine &ldquo;legge&rdquo;, che designa sia una regolarit&agrave; che un comando) che una corrente di pensiero multiforme pretende di fondare un&#039;etica sul &ldquo;rispetto&rdquo; dell&#039;&rdquo;ordine naturale&rdquo; ovvero sull&#039;obbedienza alle &ldquo;leggi della natura&rdquo;. Tornare ad una tale idea di natura non &egrave; nient&#039;altro che un ritorno o un richiamo all&#039;ordine.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">I preconcetti si propagano sfuggendo ad ogni interrogazione critica. Ma le proposizioni vuote o false non diventano vere a forza di ripetizioni. Sono pericolose poich&eacute; offrono una linea di condotta illusoria o erronea di fronte a delle questioni ben reali. Invocare la natura anzich&eacute; dei principi chiari di giudizio &egrave; uno degli ostacoli maggiori che frenano molti movimenti contemporanei che cercano di migliorare il mondo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Invocare un criterio di naturalit&agrave; anzich&eacute; uno di giustizia<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>porta a consolidare ogni ingiustizia. L&#039;etica &egrave; la ricerca del bene. La sola etica degna di questo nome &egrave; quella che si applica a tutti quegli esseri cui si pu&ograve; fare del bene o del male, cio&egrave; a tutti gli esseri coscienti (sensibili). Questo deriva dal principio di giustizia o equit&agrave;: l&#039;uguaglianza, per definizione, rifiuta ogni discriminazione arbitraria.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Oggi molti preferiscono cullarsi nella nostalgia di un&#039;&ldquo;et&agrave; dell&#039;oro&rdquo;, di &ldquo;modi di vita tradizionalmente armoniosi&rdquo; che non sono mai esistiti, piuttosto che battersi qui ed ora per la costruzione dell&#039;avvento di mondi che abbiano cura di altri mondi, di tutti gli altri. Se la politica vuole fondarsi sull&#039;etica, non ha nulla da guadagnare nel puntellare i suoi valori sul sentimento della natura.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Fortunatamente non c&#039;&egrave; alcuna fatalit&agrave; naturale: non &egrave; nella &ldquo;natura&rdquo; di nessuno preferire un gelido rispetto dell&#039;Ordine ad un dibattito aperto e conflittuale su ci&ograve; che sia giusto o meno fare.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Note<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>&nbsp;<\/span><a name=\"nota1\" title=\"nota1\"><\/a><span>&nbsp;<\/span>1. Questo articolo contiene dei passaggi tratti &ndash; con il consenso dell&#039;autore &#8211; dalla prefazione di Estiva Reus al saggio Sulla Natura di J.S. Mill (La Decouverte, 2003). Questo scritto di Mill, la cui prima edizione risale al 1874, presenta<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>una notevole analisi critica delle dottrine che &ldquo;fanno della Natura il banco di prova del giusto e dell&#039;ingiusto, del bene e del male o che in qualsiasi modo o misura, attribuiscono merito o approvazione al seguire, imitare e obbedire la Natura&rdquo; (J.S. Mill, La Natura in Saggi sulla religione a cura di L. Geymonat, Feltrinelli, Milano 1953-1987, p. 19). Pi&ugrave; in generale, le analisi che seguono devono molto alla riflessione in corso nei movimenti per l&#039;uguaglianza animale.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">2. Si veda l&#039;opera collettiva Esp&egrave;ces et ethique. <span>Darwin<\/span><span> une ( r )&eacute;volution &agrave; venir, ed. thain party, 2001. <\/span>La versione della biologia, dell&#039;ecologia o dell&#039;evoluzionismo che si insegna a scuola, di cui si leggono dei riassunti divulgativi nelle riviste (comprese quelle scientifiche), di cui si sente parlare alla radio o alla televisione, sono di solito infarcite di notazioni naturaliste, finaliste ed olistiche.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota3\" title=\"nota3\"><\/a>3. Al contrario, le pratiche ordinarie di inseminazione artificiale sulle mucche non ha n&eacute; scandalizzato l&#039;opinione pubblica, n&eacute; turbato i comitati di etica. Quanto poi al trattamento delle mucche stesse, chi se ne cura?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota4\" title=\"nota4\"><\/a>4. Nonostante il suo successo nel pensiero ambientalista del grande pubblico, &egrave; probabile che alla nozione di equilibrio naturale non corrisponda alcun fatto reale. <span>Cfr. Daniel Botkin Discordant Harmonies, A New Ecology foe the Twenty-First Century, Oxford University Press, 1990.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota5\" title=\"nota5\"><\/a>5. &Egrave; interessante rilevare che la nozione di &ldquo;ordine naturale&rdquo; &egrave; contemporanea di regimi politici e sociali esplicitamente autoritari, mentre quella d &ldquo;equilibrio naturale&rdquo; &egrave; piuttosto contemporanea alle democrazie parlamentari. L&#039;idea di natura &egrave; stata spesso una proiezione del nostro modo di vita sociale; perci&ograve; &egrave; inquietante constatare che abbiamo della natura una visione profondamente totalitaria, in cui gli individui esistono solo come meccanismi e funzioni all&#039;interno di un ordine totalizzante.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota6\" title=\"nota6\"><\/a>6. Per una critica dei sottintesi del discorso umanista contro la clonazione umana cfr. D. Olivier, &ldquo;Alors, on pourra les manger?&rdquo; in Cahiers antisp&eacute;cistes, n.&deg; 15.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota7\" title=\"nota7\"><\/a>7. Per esempio, a proposito di relazioni omosessuali, si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica: &ldquo;Basandosi sulle Sacre Scritture che le presentano come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre sostenuto che &#039;gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati&#039;. Sono contrari alla legge naturale. Escludono l&#039;atto sessuale dal dono della vita. Non derivano da una vera complementariet&agrave; sessuale e affettiva. Non potrebbero in nessun caso essere approvati&rdquo; (Mame\/Plon, 1992, p. 480).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota8\" title=\"nota8\"><\/a><span>8<\/span>. In effetti, i dominanti pensano di essere emersi, con le loro qualit&agrave;, dalla natura (diversamente dai dominati, che si immaginano volentieri ancora immersi in essa), salvo quando si tratta di trovare una legittimazione al dominio: in tal caso ridiventano degli &ldquo;esseri<span>&nbsp;&nbsp; <\/span>naturali&rdquo; (maschi), con i loro bisogni irreprimibili, se si tratta di giustificare una violenza (cfr. D. Welzer-Lang, Le viol au masculin, L&#039;Harmattan, 1988); ridiventano degli esseri naturalmente carnivori, quando si tratta di giustificare la consumazione di carne (cfr. Cl&eacute;m Guyard, Dame Nature est myth&eacute;e, &eacute;d. Carobella ex natura, 2002), ecc. Per quanto riguarda il rapporto fra natura e pratiche sociali di appropriazione, &egrave; utile Colette Guillaumin, Sexe, Race et Pratique de pouvoire. L&#039;id&eacute;e de Nature, Indigo et Cote-femmes, 2000 [1978].<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota9\" title=\"nota9\"><\/a>9. Il termine specismo &egrave; stato creato sul modello dei termini &ldquo;razzismo&rdquo; o &ldquo;sessismo&rdquo;. Esso designa la discriminazione arbitraria verso gli individui sensibili che non appartengono alla nostra specie. Dallo specismo deriva uno sfruttamento di brutalit&agrave; estrema, dato che la maggior parte degli esseri umani delle nostre societ&agrave; considerano gli animali come merci, che si possono usare per degli scopi tanto irrisori come quelli di lanciarli in aria per poi ucciderli e mangiarli!<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota10\" title=\"nota10\"><\/a><span>10<\/span><span>. Cfr. D. Olivier, &ldquo; Les esp&eacute;ces non plus n&#039;existent pas&rdquo;, Cahiers antisp&eacute;cistes, n.&deg; 11, dic. 1994.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota11\" title=\"nota11\"><\/a>11. Un inventario ed un analisi critica delle teorie che sostengono questa distinzione si pu&ograve; trovare in Florance Burgat Animal, mon prochain, (ed. Odile Jacob, 1997). Nella filosofia morale specializzata, la frontiera &ldquo;naturale&rdquo; che delimiterebbe la specie umana &egrave; raramente presentata in modo cos&igrave; sommario, come costitutiva, di per s&eacute;, di un criterio morale pertinente. Si sostiene invece che gli esseri appartenenti a questa specie sono i soli a possedere determinate caratteristiche che possono, quelle s&igrave;, valere come criterio. Si cerca cos&igrave;, in un modo pi&ugrave; presentabile, di arrivare ai medesimi risultati. Queste posizioni sono state passate sistematicamente al vaglio della critica negli ultimi trenta anni, particolarmente da autori anglosassoni (P. Singer, T. Regan, J. Rachels&hellip;) che ne hanno rivelato tutta la debolezza.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota12\" title=\"nota12\"><\/a><span>12<\/span><span>. J. Bentham, An Introduction to the Principles of Morals and Legislation (1789), cap. <\/span>XIX, nota al par. IV.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota13\" title=\"nota13\"><\/a><span>13<\/span>. L&#039;istinto rimane un elemento centrale della retorica naturalista riguardo agli animali, ma nessun etologo oggi osa riferirsi ancora ad una nozione che sembra ricordare la &ldquo;virt&ugrave; dormitiva&rdquo; di Moli&egrave;re&hellip; Il merito principale della nozione di istinto &egrave; quello di svuotare l&#039;idea di una soggettivit&agrave; animale (o, ancora non molto tempo fa, di altre classi dominate come le donne o i neri) e di evocare (senza esplicitare!) una trasmissione dalla specie all&#039;individuo della funzione naturale che questo deve incarnare.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota14\" title=\"nota14\"><\/a>14. La tradizionale controversia a proposito di ci&ograve; che sarebbe acquisito e ci&ograve; che sarebbe innato nell&#039;essere umano (per esempio per quanto riguarda i sessi o le &ldquo;razze&rdquo;), &egrave; comprensibile solo a partire dalla credenza nell&#039;idea di natura; innato ed acquisito sono necessariamente inestricabili e dipendono nei vari casi da cause molto numerose ed eterogenee, che non ha senso voler distinguere in due categorie. Inoltre, le qualit&agrave; che si considerano innate non implicano minimamente una natura, nonostante ci&ograve; che si vuol sperare o temere. I caratteri innati non implicano n&eacute; un essenza, n&eacute; un destino (un dover-essere), ed &egrave; erroneo pensare che ci&ograve; che &egrave; innato sia sempre immutabile, definitivo (e in certi casi &ldquo;inconscio&rdquo;, dato che non richiede per esercitarsi n&eacute; una percezione soggettiva, n&eacute; una decisione del soggetto), mentre ci&ograve; che verrebbe acquisito resterebbe plastico, modificabile, migliorabile (e cosciente, e volontario, etc.)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a name=\"nota15\" title=\"nota15\"><\/a>15. Cf. Claude Guillon, &Agrave; la vie &agrave; la mort. Ma&icirc;trise de la douleur et droit &agrave; la mort , No&ecirc;sis, 1997.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#039;ho ritrovato in rete mi sembra una riflessione molto interessante&#8230; da: www.liberazioni.org Un po&#039; lunghetto \ud83d\ude42 &nbsp; Farla finita con l&#039;idea di Natura, riallacciarsi all&#039;etica e alla politica&nbsp; di Yves Bonnardel<\/p>\n","protected":false},"author":304,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-18","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-animalist"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/304"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/prue.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}